Approvazione del regolamento concernente l'espletamento dei servizi
di prevenzione e di vigilanza antincendi.
IL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto
l'art. 87 della Costituzione;
Visto l'art. 2, primo comma, della legge 18 luglio
1980, n. 406, che prevede l'emanazione delle disposizioni intese a regolare l'espletamento
dei servizi di prevenzione e vigilanza antincendi, da assolversi dai vari organi
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco ai sensi delle leggi 27 dicembre 1941,
n. 1570, 13 maggio 1961, n. 469 e 26 luglio 1965, n. 966, nonché del decreto del
Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547;
Sentite le competenti commissioni
della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;
Udito il parere del
Consiglio di Stato;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata
nella riunione del 23 luglio 1982;
Sulla proposta del Ministro dell'interno,
di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale;
Decreta:
E
approvato l'annesso regolamento concernente l'espletamento dei servizi di prevenzione
e vigilanza antincendi, vistato dal Ministro proponente.
Il presente decreto,
munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi
e dei decreti della Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti
di osservarlo e di farlo osservare.
REGOLAMENTO
CONCERNENTE ''NORME SUI SERVIZI DI PREVENZIONE INCENDI'' IN ESECUZIONE DELL'ART.
2 DELLA LEGGE 18 LUGLIO 1980, N. 406
TITOLO
I
FINALITÀ' E CARATTERISTICHE
GENERALI
Articolo
1
Obiettivi e competenze
La
prevenzione incendi costituisce servizio di interesse pubblico per il conseguimento
di obiettivi di sicurezza della vita umana e incolumità delle persone e di tutela
dei beni e dell'ambiente secondo criteri applicativi uniformi nel territorio nazionale.
Il servizio di prevenzione incendi costituisce compito istituzionale del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.
Articolo
2
Definizione
Per
''prevenzione incendi'' si intende la materia di rilevanza interdisciplinare,
nel cui ambito vengono promossi, studiati, predisposti e sperimentati misure,
provvedimenti, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare, secondo le norme
emanate dagli organi competenti, l'insorgenza di un incendio e a limitarne le
conseguenze.
Articolo 3
Principi
di base e misure tecniche fondamentali
Per
il conseguimento delle finalità perseguite dal presente decreto del Presidente
della Repubblica si provvede, oltre che mediante controlli, anche mediante norme
tecniche che vengono adottate dal Ministero dell'interno di concerto con le amministrazioni
di volta in volta interessate. Le predette norme, fondate su presupposti tecnico-scientifici
generali in relazione alle situazioni di rischio tipiche da prevenire, dovranno
specificare:
1) misure, provvedimenti e accorgimenti operativi intesi a ridurre
le probabilità dell'insorgere dell'incendio quali dispositivi, sistemi, impianti,
procedure di svolgimento di determinate operazioni atti ad influire sulle sorgenti
d'ignizione, sul materiale combustibile e sull'agente ossidante;
2) misure,
provvedimenti e accorgimenti operativi atti a limitare le conseguenze dell'incendio
quali sistemi, dispositivi e caratteristiche costruttive, sistemi per le vie d'esodo
d'emergenza, dispositivi, impianti, distanziamenti, compartimentazioni e simili;
3)
apprestamenti e misure antincendi predisposti a cura di titolari di attività comportanti
notevoli livelli di rischio ai sensi di quanto fissato dall'art. 2, comma c),
della legge 13 maggio 1961, n. 469.
Articolo
4
Collegamenti con le
normative antinfortunistiche e con il Servizio sanitario nazionale
Nel
rispetto delle attribuzioni assegnate in via primaria ad altri enti e organismi,
la prevenzione incendi si esplica, ai sensi degli articoli 36 e 37 del decreto
del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, anche nel settore della
prevenzione degli infortuni sul lavoro e concorre al conseguimento degli obiettivi
specificati nella legge 23 dicembre 1978, n. 833, sul'istituzione del Servizio
sanitario nazionale. In tale ambito, con decreto del Ministro dell'interno, di
concerto con i Ministri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale,
saranno determinati il ruolo, le competenze e i collegamenti del servizio di prevenzione
incendi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al fine del coordinamento dell'azione
svolta da uffici statali con quelli regionali, a norma dell'art. 3 della legge
22 luglio 1975, n. 382, e con organismi, pubblici o privati, operanti istituzionalmente
nelle materie indicate al primo comma.
Articolo
5
Collegamenti con organismi
internazionali
Nell'ambito
delle direttive generali del Ministro dell'interno, il Corpo nazionale dei vigili
del fuoco coordina la propria azione nel settore della prevenzione incendi in
conformità alle iniziative della Comunità economica europea e di altri organismi
internazionali, al fine preminente di armonizzare le prassi e i criteri informatori
nazionali con quelli comunitari o internazionali, anche mediante sistematici scambi
di conoscenze e di esperienze rivolte al progresso e all'aggiornamento del settore
medesimo.
Articolo 6
Collegamenti
con organismi nazionali.
Il
Corpo nazionale dei vigili del fuoco, oltreché con i collegamenti di cui al precedente
art. 5, programma, coordina e sviluppa l'attività di prevenzione incendi nei suoi
aspetti interdisciplinari mediante la più ampia collaborazione con gli organismi
nazionali competenti in materia, anche attraverso seminari, riunioni, iniziative
didattiche, esercitazioni e dimostrazioni pratiche.
Articolo
7
Attività formative.
((
Art. 7. Attivita' formative 1. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso
pubblico e della difesa civile promuove la formazione del personale del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco, nonche' la verifica dei risultati conseguiti,
e la diffusione della cultura in materia di sicurezza antincendi, anche attraverso
seminari, convegni, cicli di formazione, collegamenti con le istituzioni, le strutture
scolastiche, quelle universitarie, anche internazionali, e la comunita' scientifica.
2.
In relazione alle esigenze connesse all'espletamento delle attivita' in materia
di prevenzione incendi dei tecnici dipendenti delle altre amministrazioni dello
Stato, dei liberi professionisti e degli addetti ai servizi di sicurezza nei luoghi
di lavoro, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anche attraverso apposite
convenzioni, definisce i contenuti e le modalita' per lo svolgimento dell'attivita'
formativa, a pagamento, in materia. Le attivita' di cui al presente comma sono
svolte nei confronti delle Forze armate a seguito di richiesta dell'Amministrazione
della difesa.
3. Le attivita' didattiche e quelle di cui al comma 2 sono svolte
dalla Direzione centrale per la formazione del Dipartimento dei vigili del fuoco,
del soccorso pubblico e della difesa civile e dalle strutture territoriali del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco. La Direzione centrale per la prevenzione
e la sicurezza tecnica, fornisce le indicazioni attinenti alle esigenze e agli
obiettivi del servizio di prevenzione incendi. ))
In relazione alle esigenze emergenti dall'espletamento
del servizio di prevenzione incendi, verranno programmati in sede centrale i modi
e i tempi per svolgere l'attività formativa relativa al personale del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco nonché la verifica dei risultati conseguiti.
Tale attività
formativa potrà comprendere seminari, conferenze, cicli di formazione e di aggiornamento,
collegamenti con organi didattici e scientifici e potrà essere articolata in varie
sedi, incluse le scuole centrali antincendi ed il centro studi ed esperienze antincendi
opportunamente adeguati per corrispondere a tali compiti.
----------
L'art.
7 e' stato cosi' sostituito dal D.P.R. 10 giugno 2004, n. 200, riportato alla
fine.
TITOLO II
SERVIZI DI PREVENZIONE
INCENDIs
Articolo 8
Attività
di prevenzione incendi.
Il
servizio di prevenzione incendi comprende le seguenti attività fondamentali: organizzazione
e programmazione centrale e periferica del servizio;
predisposizione di norme
generali e specificazioni tecniche e procedurali; studio, ricerca, sperimentazione
e prove su materiali, strutture, impianti, apparecchiature, ecc.;
designazione
in organi collegiali centrali e periferici, interni o esterni all'Amministrazione
dell'interno;
esame di progetti di costruzioni e di installazioni industriali
e civili;
accertamenti sopralluogo (visite tecniche).
Articolo
9
Competenze degli organi
centrali
Oltre alle competenze
previste dalle vigenti disposizioni, agli organi centrali del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco sono attribuite, in materia di prevenzione incendi, le seguenti
funzioni:
a) organizzazione generale e coordinamento delle attività di prevenzione
incendi;
b) rapporti, nel settore, con gli altri organi del Corpo;
c) prospettazione
di esigenze e trasmissione di elementi conoscitivi sulle norme di prevenzione
incendi al comitato di cui all'art. 10;
d) coordinamento degli adempimenti
connessi agli interventi da esplicare nel settore del Servizio sanitario nazionale,
ai sensi del precedente art. 4;
e) organizzazione e aggiornamento dell'attività
di documentazione, statistica e informazione inerenti la prevenzione incendi;
f)
organizzazione dell'attività di segreteria del comitato centrale tecnico-scientifico.
Articolo
10
Comitato centrale
tecnico-scientifico per la prevenzione incendi.
((
1. E' istituito, con decreto del Ministro dell'interno, il comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi, avente i compiti indicati nell'articolo 11 e cosi'
composto: a) ispettore generale capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
che lo presiede;
b) direttore centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica,
vicepresidente;
c) tre dirigenti scelti fra i direttori regionali dei vigili
del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile;
d) un dirigente della
Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica;
e) un dirigente
della Direzione centrale per l'emergenza e il soccorso tecnico;
f) un dirigente
della Direzione centrale per la formazione;
g) tre dirigenti scelti fra i comandanti
provinciali dei vigili del fuoco;
h) un dirigente della carriera prefettizia
dell'ufficio affari legislativi del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso
pubblico e della difesa civile;
i) un rappresentante del Dipartimento della
protezione civile;
l) un rappresentante del Ministero delle attivita' produttive;
m)
un rappresentante del Ministero delle politiche agricole e forestali;
n) un
rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio;
o)
un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
p) un
rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
q) un rappresentante
dell'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro;
r) due
esperti delle istituzioni scientifiche universitarie designati dal Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca;
s) un esperto del Consiglio nazionale delle
ricerche;
t) quattro esperti designati rispettivamente dai consigli nazionali
degli ordini e dei collegi professionali degli ingegneri, degli architetti, dei
geometri e dei periti industriali;
u) un esperto dell'organizzazione sindacale
dei dirigenti dello Stato maggiormente rappresentativa sul piano nazionale;
v)
tre esperti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano
nazionale;
z) quattro esperti delle confederazioni dell'industria del commercio,
dell'agricoltura e dell'artigianato, maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
aa)
un esperto dell'associazione nazionale delle imprese assicuratrici (ANIA);
bb)
un esperto della "piccola industria";
cc) un esperto della "proprieta' edilizia".
))
[
E' istituito, con decreto del Ministro dell'interno, il comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi, avente i compiti indicati nel successivo art. 11 e
composto:
dall'ispettore generale capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
che lo presiede;
da un dirigente degli organi tecnici centrali del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco;
dal direttore del centro studi ed esperienze antincendi;
da
tre dirigenti scelti fra gli ispettori regionali e aeroportuali;
da un funzionario
dirigente amministrativo della Direzione generale della protezione civile e dei
servizi antincendi del Ministero dell'interno;
da un esperto designato dal
Consiglio nazionale delle ricerche;
da un funzionario designato dal Ministero
dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
da un rappresentante dell'Istituto
superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro;
da un funzionario designato
dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale;
da un tecnico designato
dal Ministero dei lavori pubblici;
da un ingegnere designato dal consiglio
nazionale dell'Ordine degli ingegneri;
da un architetto designato dal consiglio
nazionale dell'Ordine degli architetti;
da quattro esperti, designati rispettivamente
dalle confederazioni dell'industria, del commercio, dell'agricoltura e dell'artigianato,
maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
da un esperto designato dall'Associazione
nazionale delle imprese assicuratrici (ANIA);
da tre esperti, designati dalle
organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
da
un rappresentante della ''piccola industria'' ed uno della ''proprietà edilizia''.
]
Per ogni componente titolare del comitato è nominato un membro supplente.
Il
comitato dura in carica tre anni e i componenti possono essere riconfermati.
Il
componente che, senza giustificato motivo, non interviene per tre sedute consecutive,
viene dichiarato decaduto e ne viene richiesta la tempestiva sostituzione.
Il
comitato adotta i pareri di cui alla lettera d) dell'art. 11 a maggioranza dei
presenti e ogni componente ha facoltà di far verbalizzare il proprio dissenso.
(*)
Funge da segretario un funzionario del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco.
----------
Il primo comma dell'art.
10 è stato cosi' sostituito dal D.P.R. 10 giugno 2004, n. 200, riportato alla
fine.
----------
(*) Il comma quinto è stato così abrogato dall'art.
9 del D.P.R. del 12 gennaio 1998, n. 37.
Articolo
11
Competenze
del comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi
Il comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi provvede:
a) all'elaborazione e all'aggiornamento
delle norme tecniche e procedurali in materia di prevenzione incendi in armonia
con quanto stabilito nel decreto di cui all'art. 4, secondo comma;
b) a fornire
il necessario apporto tecnico-scientifico per la elaborazione delle norme di prevenzione
incendi interessanti le macchine, gli impianti e le attrezzature soggetti ad omologazione
di cui al penultimo comma dell'art. 23 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, sull'istituzione
del Servizio sanitario nazionale;
c) ad esprimere pareri su questioni e problemi
inerenti la prevenzione incendi;
d) ad esprimere
parere in ordine alle richieste di deroga di cui all'art. 21 in attesa del riordinamento
delle norme di prevenzione incendi;
e) a richiedere agli organi
del Corpo l'effettuazione di studi, ricerche e progetti nella specifica materia.
Nell'espletamento delle proprie attribuzioni il comitato potrà articolarsi in
gruppi di lavoro.
Per determinati settori di competenza e per un tempo limitato
alle esigenze di elaborazione e di aggiornamento di particolari norme tecniche,
il comitato può avvalersi dell'opera di esperti o di rappresentanti di enti e
organismi diversi da quelli indicati nel precedente art. 10.
All'emanazione
delle norme e delle specifiche tecniche, elaborate e aggiornate dal comitato centrale
tecnico-scientifico per la prevenzione incendi si provvede mediante decreti del
Ministero dell'interno con l'eventuale concerto di altri Ministeri interessati.
Il
comitato, all'inizio di ogni anno, formula il programma generale della propria
attività concernente i compiti al medesimo attribuiti, nonché una relazione sull'attività
svolta nell'anno precedente.
----------
Il testo
della lettera d) del primo comma dell'art. 11 è stato abrogato dall'art. 9 del
D.P.R. del 12 gennaio 1998, n. 37.
Articolo
12
Attivita' di studio,
ricerca e sperimentazione di prevenzione incendi
((
1. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa
civile, attraverso la competente Direzione centrale, cura la promozione e l'attuazione
degli studi, della ricerca, della sperimentazione e della normazione nel settore
della prevenzione incendi, ivi compresa la cooperazione con altri istituti, enti,
aziende, anche di rilievo internazionale, che operano nel settore della ricerca.
La Direzione centrale competente adotta, per le predette finalita', specifici
programmi annuali e pluriennali sottoposti all'ispettore generale capo del Corpo
nazionale dei vigili del fuoco.
2. Le attivita' di studio, ricerca e sperimentazione
promosse dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della
difesa civile concorrono a fornire elementi tecnico-scientifici da porsi a base
dei fondamenti attuativi della prevenzione incendi, relativamente alla sicurezza
delle opere, dei prodotti, dei macchinari, degli impianti, delle attrezzature
e dei luoghi di lavoro, in armonia con le disposizioni comunitarie. ))
[
Per la promozione e l'attuazione degli studi, della ricerca e sperimentazione
nel settore della prevenzione incendi, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco
si avvale del centro studi ed esperienze antincendi il quale, a tali fini, può
assumere idonee iniziative ivi compresa la cooperazione con altri istituti, enti,
aziende che operano nel settore della ricerca.
Il centro studi ed esperienze
antincendi formulerà in tal senso specifici programmi annuali e pluriennali, da
approvarsi preventivamente da parte degli organi tecnici centrali del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco.
Il complesso delle attività di studio, ricerca e sperimentazione,
di cui ai precedenti commi del presente articolo, concorre a fornire elementi
tecnico-scientifici da porsi a base dei fondamenti attuativi della prevenzione
incendi, anche ai fini delle ''omologazioni'' di macchinari, impianti e attrezzature. ]
----------
L'art.
12 è stato cosi' sostituito dal D.P.R. 10 giugno 2004, n. 200, riportato alla
fine.
Articolo 13
Esame
dei progetti
I competenti
organi del Corpo nazionale dei vigili del fuoco provvedono, ai sensi dell'art.
37 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, all'esame
preventivo dei progetti delle aziende e lavorazioni elencate nelle tabelle A e
B del decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959, n. 689, per l'accertamento
della rispondenza dei progetti stessi alle vigenti norme o, in mancanza, ai criteri
tecnici di prevenzione incendi, tenendo presenti le finalità ed i principi di
base di cui al precedente art. 3 e le esigenze funzionali e costruttive degli
insediamenti, delle attività, degli impianti, ecc.
Il motivato parere in merito
all'esame preventivo dei progetti deve essere comunicato agli interessati entro
il termine di novanta giorni dalla data di presentazione della richiesta corredata
della prescritta documentazione ovvero dalla data di perfezionamento della richiesta
medesima.
Le norme tecniche di prevenzione e le osservazioni generali formulate
sui progetti, nonché i pareri espressi in materia dai competenti organi sono comunicati
ai sindaci ai fini di tutti gli interventi, gli adeguamenti anche regolamentari,
e i necessari adempimenti da disporre nell'ambito di competenza.
Articolo
14
Visite tecniche
Il
personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, tenuto anche conto di quanto
verrà stabilito nel decreto di cui all'art. 4, provvede agli accertamenti sopralluogo
presso gli insediamenti industriali e civili, gli impianti e le attività soggetti
al controllo di prevenzione incendi al fine di valutare direttamente i fattori
di rischio, verificare la rispondenza alle norme e ai criteri tecnici di prevenzione
incendi e l'attuazione delle prescrizioni e degli obblighi a carico dei responsabili
delle attività soggette a controllo. Gli accertamenti sopralluogo possono essere
effettuati:
a) su richiesta degli interessati per procedere al controllo dell'osservanza
delle prescrizioni impartite in sede di esame dei progetti delle nuove attività
e dei nuovi impianti soggetti ai controlli stessi;
b) su richiesta dei soggetti
interessati, a norma di legge, alla sicurezza antincendi, al fine del controllo
dell'osservanza delle norme di prevenzione incendi per le attività in esercizio;
c)
per procedere al controllo di situazioni di potenziale pericolo segnalate o comunque
rilevate;
d) per procedere a controlli ''a campione'', in base a disposizioni
da emanarsi da parte degli organi tecnici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Per
insediamenti industriali e impianti di tipo complesso e a tecnologia avanzata,
gli accertamenti sopraluogo sono effettuati da una commissione composta da tre
esperti in materia designati dal comitato tecnico regionale di cui all'art. 20.
Di detta commissione deve far parte un componente del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco.
Articolo 15
Adempimenti
di enti e privati
Gli enti
e i privati sono tenuti a richiedere ai comandi provinciali dei vigili del fuoco:
1)
l'esame dei progetti di nuovi insediamenti industriali e civili soggetti al controllo
di prevenzione incendi o dei progetti di modifiche o ampliamenti di quelli esistenti;
2)
le visite per il controllo dell'esecuzione delle prescrizioni impartite;
3)
le visite periodiche secondo le modalità stabilite dal decreto di cui agli articoli
2 e 4 della legge 26 luglio 1965, n. 966;
4) le visite di collaudo ad impianto
o costruzione ultimati, prima dell'inizio delle lavorazioni per le attività indicate
nelle tabelle A e B del decreto del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959,
n. 689, ai sensi dell'art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile
1955, n. 547;
5) le visite di controllo al fine
del rilascio del certificato di prevenzione incendi per manifestazioni di qualsiasi
genere da svolgersi in locali o luoghi aperti al pubblico, sprovvisti di tale
certificato.
Il certificato di prevenzione incendi non può
essere rilasciato prima di aver fatto verificare, nel termine per l'adozione dei
provvedimenti conseguenti all'obbligo del preavviso alle autorità, dalla commissione
di cui all'art. 141 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, le condizioni generali
di sicurezza dei locali o dei luoghi indicati per lo svolgimento delle manifestazioni.
La
validità del certificato di prevenzione incendi, appositamente rilasciato per
l'occasione, è limitata alla durata della manifestazione.
Le richieste di approvazione
dei progetti e quelle delle visite di controllo di cui sopra debbono essere inoltrate
al comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio e debbono
essere corredate dalla idonea documentazione tecnico-illustrativa necessaria.
In particolare, per insediamenti industriali e impianti di tipo complesso e a
tecnologia avanzata, le richieste di cui al presente comma debbono essere corredate
anche di studi analitici di sicurezza e di affidabilità degli impianti di processo
e dei sistemi di protezione.
Dopo il rilascio del certificato di prevenzione
incendi, di cui al successivo art. 17, il responsabile dell'attività è tenuto
ad osservare e a far osservare le limitazioni, i divieti e, in genere, le condizioni
di esercizio indicate nel certificato stesso.
Il responsabile dell'attività
per la quale è stato rilasciato il certificato di prevenzione incendi è altresì
tenuto a curare il mantenimento dell'efficienza dei sistemi, dei dispositivi e
delle attrezzature espressamente finalizzati alla prevenzione incendi.
Le determinazioni
dei comandanti provinciali dei vigili del fuoco sono atti definitivi.
------------
Il
testo del numero 5), comma primo, dell'articolo 15 è stato abrogato dall'articolo
9 del D.P.R del 12 gennaio 1998, n.37.
Articolo
16
Compiti dei comandi
provinciali.
I comandi
provinciali dei vigili del fuoco provvedono alla organizzazione ed al funzionamento
del servizio di prevenzione incendi. A tal fine essi adegueranno la propria organizzazione
interna alle esigenze della migliore funzionalità del servizio, anche mediante
la programmazione del controllo delle attività con sistemi meccanizzati, secondo
criteri stabiliti dagli organi centrali del Corpo.
Accertata con le modalità
di cui all'art. 14, la osservanza delle norme di prevenzione incendi, i comandi
provinciali dei vigili del fuoco rilasciano il ''certificato di prevenzione incendi''
di cui al successivo art. 17 anche per insediamenti industriali e impianti di
tipo complesso e a tecnologia avanzata, sentito il parere del comitato tecnico
regionale di cui all'art. 20.
Qualora dai controlli effettuati, venga invece
accertata la inosservanza di norme o la alterazione delle preesistenti condizioni
di sicurezza, i comandi provinciali dei vigili del fuoco comunicano i propri rilievi
all'autorità comunale e alle altre autorità competenti, ai fini dell'adozione
dei relativi provvedimenti.
Articolo
17
Certificato di prevenzione
incendi.
(( 1. Il
certificato di prevenzione incendi attesta il rispetto delle prescrizioni previste
dalla normativa di prevenzione degli incendi e la sussistenza dei requisiti di
sicurezza antincendio richiesti.
2. Il certificato di cui al comma 1 e' rilasciato
a conclusione del procedimento di cui al decreto del Presidente della Repubblica
12 gennaio 1998, n. 37, e alle altre disposizioni vigenti, fermo restando quanto
previsto dalle prescrizioni in materia di prevenzione incendi a carico dei soggetti
responsabili delle attivita' ed a carico dei soggetti responsabili dei progetti
e della documentazione tecnica richiesta. ))
[
Il certificato di prevenzione incendi attesta che l'attività sottoposta a controllo
è conforme alle disposizioni vigenti in materia e alle prescrizioni dell'autorità
competente. ]
----------
L'art.
17 è stato cosi' sostituito dal D.P.R. 10 giugno 2004, n. 200, riportato alla
fine.
Articolo 18
Procedure
di prevenzione incendi.
Ai
fini dell'approvazione di un progetto o del rilascio del certificato di prevenzione
incendi, i comandi provinciali dei vigili del fuoco, oltre agli accertamenti ed
alle valutazioni direttamente eseguite, possono avvalersi, nei casi previsti dalla
legge e dai regolamenti, di certificazioni rilasciate da enti e laboratori legalmente
riconosciuti o da professionisti iscritti agli albi professionali.
L'esito
degli accertamenti sopralluogo svolti dal personale del Corpo nazionale dei vigili
del fuoco, deve essere formalizzato a mezzo di apposito verbale da acquisire agli
atti del comando provinciale.
Nella fase preliminare di progettazione i comandi
provinciali dei vigili del fuoco potranno valutare le proposte dei professionisti
e degli operatori privati per la individuazione delle soluzioni tecniche più idonee
a garantire le condizioni di sicurezza antincendio.
Articolo
19
Competenze degli ispettori
regionali o interregionali
Gli
ispettori regionali o interregionali:
a) coordinano l'attività di prevenzione
incendi nell'ambito della regione di competenza, ai fini di assicurare l'uniformità
dei criteri applicativi delle norme e delle disposizioni procedurali emanate dagli
organi tecnici centrali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
b) avanzano
proposte e suggerimenti desunti in base allo svolgimento del servizio di prevenzione
incendi in sede regionale e suscettibili di applicazione su scala nazionale;
c)
presiedono i comitati tecnici regionali di cui al successivo art. 20;
d) procedono
all'esame, dal punto di vista della prevenzione incendi, dei progetti di realizzazione,
ampliamento o modifica di installazioni od impianti di particolare rilevanza o
che presentino, per le tecnologie adottate, alti livelli di rischio, per i successivi
adempimenti, sentito in proposito il parere del comitato tecnico regionale e secondo
quanto sarà previsto dalla direttiva CEE; a tal fine i progetti dovranno essere
corredati anche di studi analitici di sicurezza e di affidabilità degli impianti
di processo e dei sistemi di protezione;
e) esprimono motivato parere agli
organi tecnici centrali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco sulle istanze
di deroga di cui all'art. 21;
f) ai sensi dell'art. 107, secondo comma, del
decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, possono far parte
di organismi tecnici consultivi delle regioni che trattano problemi connessi con
la applicazione di norme di prevenzione incendi, secondo le norme regionali che
ne disciplinano la composizione.
Con decreto del Ministro dell'interno, su
proposta degli organi tecnici centrali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
sarà provveduto a determinare l'elenco delle attività demandate, per l'esame,
agli ispettori regionali o interregionali.
Articolo
20
Comitato tecnico regionale
o interregionale per la prevenzione incendi
Presso
l'ufficio dell'ispettore regionale o interregionale è istituito, con decreto del
Ministro dell'interno, un comitato tecnico regionale o interregionale per la prevenzione
incendi, con il compito di esprimere pareri sui progetti delle installazioni o
impianti concernenti le attività di cui all'art. 19 e designare gli esperti della
commissione incaricata di effettuare gli accertamenti sopraluogo per gli insediamenti
industriali e gli impianti di tipo complesso e a tecnologia avanzata di cui all'art.
14.
Il comitato è composto dei seguenti membri: un ispettore regionale o interregionale
competente per territorio con funzione di presidente;
tre funzionari tecnici
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco della regione, di cui almeno due con
funzioni di comandante;
un ispettore del lavoro designato dall'ispettorato
regionale del lavoro;
un rappresentante dell'ordine degli ingegneri della provincia
in cui ha sede l'ispettorato regionale o interregionale.
Per l'esame delle
questioni connesse a competenze delle regioni, può essere chiamato a far parte
del comitato un esperto tecnico designato dalla regione. In aggiunta a ciascun
componente titolare del comitato è nominato anche un membro supplente.
Il comitato
può avvalersi a titolo consultivo, per particolari problemi, di tecnici aventi
specifiche competenze.
Funge da segretario un dipendente dell'ispettorato regionale
designato dall'ispettore.
Articolo
21
Deroghe
Nei
casi in cui, per un'attività soggetta al controllo di prevenzione incendi, per
situazione particolare degli insediamenti, degli impianti, delle caratteristiche
dei cicli di lavorazione, non sia possibile il rispetto integrale delle norme
in vigore, l'interessato potrà avanzare motivata richiesta di deroga all'osservanza
della norma medesima al comando provinciale dei vigili del fuoco che, accertata
la consistenza dei motivi della richiesta, ne curerà l'inoltro, con il proprio
parere, all'ispettore regionale o interregionale.
L'ispettore regionale o interregionale,
con proprio motivato parere, trasmetterà l'istanza ai competenti organi centrali
tecnici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Le deroghe potranno essere
concesse, sentito il parere espresso dal comitato centrale tecnico-scientifico
di cui all'art. 10, sempreché venga accertata la possibilità di realizzare, mediante
misure alternative, un grado di sicurezza equivalente a quello previsto dalle
norme.
Rimane immutato quanto disposto dal decreto ministeriale 31 luglio 1934
sugli olii minerali e carburanti.
----------
Testo
così abrogato dall'art. 9 del D.P.R del 12 gennaio 1998, n. 37.
Articolo
22
Fino
a quando non entreranno in vigore le norme e specificazioni tecniche di cui all'art.
11 del presente decreto, si applicano le norme e i criteri tecnici in materia
di prevenzione incendi attualmente in vigore.
Salvo quanto
specificamente previsto dal presente decreto, le attività soggette, ai fini della
prevenzione incendi, al controllo dei competenti organi del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco, sono quelle elencate nelle tabelle A e B annesse al decreto
del Presidente della Repubblica 26 maggio 1959, n. 689 e nell'elenco allegato
al decreto ministeriale 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
del 9 aprile 1982, n. 98, con le periodicità indicate nel decreto ministeriale
medesimo.
----------
Il primo
comma dell'art. 22 è stato abrogato dall'articolo unico del decreto 30 novembre
1983 che recita: "Sono abrogati i termini e le definizioni generali, riportati
nelle norme e nei criteri tecnici di cui al primo comma dell'art. 22
del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, non conformi
a quelli approvati con il presente decreto."
Articolo
23
Con successive norme
regolamentari si provvederà a determinare una nuova ed organica disciplina delle
procedure per l'attuazione del servizio di vigilanza, in armonia con gli indirizzi
del presente regolamento e a completo adempimento della previsione espressa dall'art.
2, primo comma, della legge 18 luglio 1980, n. 406.
N.B.:
le sostituzioni/integrazioni al presente decreto sono indicate in grassetto tra
parentesi tonde (( ... )); le abrogazioni, invece, sono tra parentesi
quadre o barrate.
DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 10 giugno 2004, n.200
Regolamento
recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.
577, concernenti l'attivita' di formazione e studio affidata al Corpo nazionale
dei vigili del fuoco, la composizione del Comitato tecnico-scientifico ed il certificato
di prevenzione incendi.
(Gazzetta
Ufficiale n. 184 del 7/8/2004)
Testo
in vigore dal: 28-8-2004
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visto
l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;
Visto l'articolo 17, comma
1, della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Vista la legge 13 maggio 1961, n. 469;
Vista
la legge 26 luglio 1965, n. 966, e successive modificazioni;
Vista la legge
18 luglio 1980, n. 406, e successive modificazioni;
Visto il decreto del Presidente
della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, e successive modificazioni;
Visto
il decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37;
Vista la
legge 7 dicembre 1984, n. 818, e successive modificazioni;
Visto il decreto
del Ministro dell'interno in data 16 febbraio 1982, pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 98 del 9 aprile 1982;
Visto il decreto del Ministro dell'interno
in data 8 marzo 1985, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale
n. 95 del 22 aprile 1985;
Visto il decreto legislativo 19 settembre 1994, n.
626, cosi' come modificato ed integrato dal decreto legislativo 19 marzo 1996,
n. 242;
Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso dalla Sezione consultiva
per gli atti normativi nell'adunanza del 26 gennaio 2004;
Vista la preliminare
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 marzo
2004; Acquisito il parere delle competenti commissioni della Camera dei deputati;
Considerato
che, secondo quanto previsto dall'articolo 39 del regolamento del Senato, le competenti
commissioni hanno reputato di non dover esprimere alcun parere, attesa la decorrenza
dei termini fissati ai sensi dell'articolo 139-bis dello stesso regolamento;
Vista
la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 7 maggio
2004;
Sulla proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro
del lavoro e delle politiche sociali;
Emana
il
seguente regolamento:
Art.
1
Campo di applicazione
e finalita'
1. Il presente
decreto modifica le norme del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982, n. 577, riguardanti le attivita' di formazione, studio, ricerca, sperimentazione
e controllo, affidate al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, la composizione
del comitato centrale tecnico scientifico di prevenzione incendi dei vigili del
fuoco ed il certificato di prevenzione incendi.
Il
testo delle note qui pubblicato e' stato redatto dall'amministrazione competente
per materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni
sulla promulgazione delle leggi, sull'emanazione dei decreti del Presidente della
Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana, approvato
con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la lettura delle
disposizioni di legge alle quali e' operato il rinvio.
Restano invariati il
valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. Note alle premesse.
- L'art. 87, comma quinto, della Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica
il potere di promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e
i regolamenti.
- Si riporta il testo dell'art. 17, della legge 23 agosto 1988,
n. 400 (Disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del
Consiglio dei Ministri): «Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il
parere del Consiglio di Stato che deve pronunziarsi entro novanta giorni dalla
richiesta, possono essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l'esecuzione
delle leggi e dei decreti legislativi, nonche' dei regolamenti comunitari;
b)
l'attuazione e l'integrazione delle leggi e dei decreti legislativi recanti norme
di principio, esclusi quelli relativi a materie riservate alla competenza regionale;
c)
le materie in cui manchi la disciplina da parte di leggi o di atti aventi forza
di legge, sempre che non si tratti di materie comunque riservate alla legge;
d)
l'organizzazione ed il funzionamento delle amministrazioni pubbliche secondo le
disposizioni dettate dalla legge.
2. Con decreto del Presidente della Repubblica,
previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio di Stato,
sono emanati i regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da riserva
assoluta di legge prevista dalla Costituzione, per le quali le leggi della Repubblica,
autorizzando l'esercizio della potesta' regolamentare del Governo, determinano
le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione delle norme
vigenti, con effetto dall'entrata in vigore delle norme regolamentari.
3. Con
decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza
del Ministro o di autorita' sottordinate al Ministro, quando la legge espressamente
conferisca tale potere. Tali regolamenti. per materie di competenza di piu' Ministri,
possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessita'
di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed
interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti
emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al Presidente del Consiglio
dei Ministri prima della loro emanazione.
4. I regolamenti di cui al comma
1 ed i regolamenti ministeriali ed interministeriali. che devono recare la denominazione
di «regolamento», sono adottati previo parere del Consiglio di Stato, sottoposti
al visto ed alla registrazione della Corte dei conti e pubblicati nella Gazzetta
Ufficiale.
4-bis. L'organizzazione e la disciplina degli uffici dei Ministeri
sono determinate, con regolamenti emanati ai sensi del comma 2, su proposta del
Ministro competente d'intesa con il Presidente del Consiglio dei Ministri e con
il Ministro del tesoro, nel rispetto dei principi posti dal decreto legislativo
3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni, con i contenuti e con l'osservanza
dei criteri che seguono:
a) riordino degli uffici di diretta collaborazione
con i Ministri ed i Sottosegretari di Stato, stabilendo che tali uffici hanno
esclusive competenze di supporto dell'organo di direzione politica e di raccordo
tra questo e l'amministrazione;
b) individuazione degli uffici di livello dirigenziale
generale, centrali e periferici, mediante diversificazione tra strutture con funzioni
finali e con funzioni strumentali e loro organizzazione per funzioni omogenee
e secondo criteri di flessibilita' eliminando le duplicazioni funzionali;
c)
previsione di strumenti di verifica periodica dell'organizzazione e dei risultati;
d)
indicazione e revisione periodica della consistenza delle piante organiche;
e)
previsione di decreti ministeriali di natura non regolamentare per la definizione
dei compiti delle unita' dirigenziali nell'ambito degli uffici dirigenziali generali.».
-
La legge 13 maggio 1961, n. 469, reca: «Ordinamento dei servizi antincendi e del
Corpo nazionale dei vigili del fuoco e stato giuridico e trattamento economico
del personale dei sottufficiali, vigili scelti e vigili del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco».
- La legge 26 luglio 1965, n. 966, reca: «Disciplina delle
tariffe, delle modalita' di pagamento e dei compensi al personale del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco per i servizi a pagamento».
- La legge 18 luglio 1980,
n. 406, reca: «Norme sulle attivita' alberghiere esistenti. Disposizioni per la
prevenzione incendi».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio
1982, n. 577, reca: «Approvazione del regolamento concernente l'espletamento dei
servizi antincendi».
- Il decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio
1998, n. 37, reca: «Ulteriore modificazione al decreto del Presidente della Repubblica
20 giugno 1956, n. 950, e successive modificazioni, concernente l'ordinamento
delle scuole militari».
- La legge 7 dicembre 1984. n. 818, reca: «Nullaosta
provvisorio per le attivita' soggette ai controlli di prevenzione incendi, modifica
degli articoli 2 e 3 della legge 4 marzo 1982, n. 66, e norme integrative dell'ordinamento
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco».
- Il decreto legislativo 19 settembre
1994, n. 626, cosi' come modificato ed integrato dal decreto legislativo 19 marzo
1996, n. 242, reca: «Attuazione della direttiva 89/391/CEE, della direttiva 89/654/CEE,
della direttiva 89/655/CEE, della direttiva 89/656/CEE, della direttiva 90/269/CEE,
della direttiva 90/270/CEE, della direttiva 90/394/CEE, della direttiva 90/679/CEE,
della direttiva 93/88/CEE, della direttiva 95/63/CE, della direttiva 97/42/CE,
della direttiva 98/24/CE, della direttiva 99/38/CE e della direttiva 99/92/CE
riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante
il lavoro».
Nota
all'art. 1:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982,
n. 577, vedi note alle premesse.
Art.
2
Attivita' formative
1.
L'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577,
e' sostituito dal seguente: «Art. 7. Attivita' formative 1. Il Dipartimento dei
vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile promuove la formazione
del personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonche' la verifica dei
risultati conseguiti, e la diffusione della cultura in materia di sicurezza antincendi,
anche attraverso seminari, convegni, cicli di formazione, collegamenti con le
istituzioni, le strutture scolastiche, quelle universitarie, anche internazionali,
e la comunita' scientifica.
2. In relazione alle esigenze connesse all'espletamento
delle attivita' in materia di prevenzione incendi dei tecnici dipendenti delle
altre amministrazioni dello Stato, dei liberi professionisti e degli addetti ai
servizi di sicurezza nei luoghi di lavoro, il Corpo nazionale dei vigili del fuoco,
anche attraverso apposite convenzioni, definisce i contenuti e le modalita' per
lo svolgimento dell'attivita' formativa, a pagamento, in materia. Le attivita'
di cui al presente comma sono svolte nei confronti delle Forze armate a seguito
di richiesta dell'Amministrazione della difesa.
3. Le attivita' didattiche
e quelle di cui al comma 2 sono svolte dalla Direzione centrale per la formazione
del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile
e dalle strutture territoriali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. La Direzione
centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica, fornisce le indicazioni attinenti
alle esigenze e agli obiettivi del servizio di prevenzione incendi.».
Nota
all'art. 2:
- Per il decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982,
n. 577, vedi note alle premesse.
Art.
3
Comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi
1.
Il primo comma dell'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, concernente la composizione del comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi, e' sostituito dal seguente: «1. E' istituito, con
decreto del Ministro dell'interno, il comitato centrale tecnico-scientifico per
la prevenzione incendi, avente i compiti indicati nell'articolo 11 e cosi' composto:
a) ispettore generale capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che lo presiede;
b)
direttore centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica, vicepresidente;
c)
tre dirigenti scelti fra i direttori regionali dei vigili del fuoco del soccorso
pubblico e della difesa civile;
d) un dirigente della Direzione centrale per
la prevenzione e la sicurezza tecnica;
e) un dirigente della Direzione centrale
per l'emergenza e il soccorso tecnico;
f) un dirigente della Direzione centrale
per la formazione;
g) tre dirigenti scelti fra i comandanti provinciali dei
vigili del fuoco;
h) un dirigente della carriera prefettizia dell'ufficio affari
legislativi del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della
difesa civile;
i) un rappresentante del Dipartimento della protezione civile;
l)
un rappresentante del Ministero delle attivita' produttive;
m) un rappresentante
del Ministero delle politiche agricole e forestali;
n) un rappresentante del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio;
o) un rappresentante
del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
p) un rappresentante del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
q) un rappresentante dell'Istituto
superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro;
r) due esperti delle
istituzioni scientifiche universitarie designati dal Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca;
s) un esperto del Consiglio nazionale delle
ricerche;
t) quattro esperti designati rispettivamente dai consigli nazionali
degli ordini e dei collegi professionali degli ingegneri, degli architetti, dei
geometri e dei periti industriali;
u) un esperto dell'organizzazione sindacale
dei dirigenti dello Stato maggiormente rappresentativa sul piano nazionale;
v)
tre esperti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano
nazionale;
z) quattro esperti delle confederazioni dell'industria del commercio,
dell'agricoltura e dell'artigianato, maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
aa)
un esperto dell'associazione nazionale delle imprese assicuratrici (ANIA);
bb)
un esperto della "piccola industria";
cc) un esperto della "proprieta' edilizia".».
Note
all'art. 3:
- Si riporta il testo dell'art. 10 del decreto del Presidente della
Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, come modificato dal presente decreto. «Art.
10 (Comitato centrale tecnico-scientifico per la prevenzione incendi).
- 1.
E' istituito, con decreto del Ministro dell'interno il comitato centrale tecnico-scientifico
per la prevenzione incendi, avente i compiti indicati nell'art. 11 del presente
decreto e cosi' composta:
a) ispettore generale capo del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco, che lo presiede;
b) direttore centrale per la prevenzione
e la sicurezza tecnica, vicepresidente;
c) tre dirigenti scelti fra i direttori
regionali dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile; d)
un dirigente della Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica;
e)
un dirigente della Direzione centrale per l'emergenza e il soccorso tecnico;
f)
un dirigente della Direzione centrale per la formazione;
g) tre dirigenti scelti
fra i comandanti provinciali dei vigili del fuoco;
h) un dirigente della carriera
prefettizia dell'ufficio affari legislativi del Dipartimento dei vigili del fuoco,
del soccorso pubblico e della difesa civile;
i) un rappresentante del Dipartimento
della protezione civile;
l) un rappresentante del Ministero delle attivita'
produttive;
m) un rappresentante del Ministero delle politiche agricole e forestali;
n)
un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio o)
un rappresentante del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
p) un
rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
q) un rappresentante
dell'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro;
r) due
esperti delle istituzioni scientifiche universitarie designati dal Ministro dell'istruzione,
dell'universita' e della ricerca;
s) un esperto del Consiglio nazionale delle
ricerche;
t) quattro esperti designati rispettivamente dai consigli nazionali
degli ordini e dei collegi professionali degli ingegneri, degli architetti, dei
geometri e dei periti industriali;
u) un esperto dell'organizzazione sindacale
dei dirigenti dello Stato maggiormente rappresentativa sul piano nazionale;
v)
tre esperti delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano
nazionale;
z) quattro esperti delle confederazioni dell'industria, del commercio,
dell'agricoltura e dell'artigianato, maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
aa)
un esperto dell'associazione nazionale delle imprese assicuratrici (ANIA);
bb)
un esperto della "piccola industria";
cc) un esperto della "proprieta' edilizia".
Per
ogni componente titolare del comitato e' nominato un membro supplente. Il comitato
dura in carica tre anni e i componenti possono essere riconfermati.
Il componente
che, senza giustificato motivo, non interviene per tre sedute consecutive, viene
dichiarato decaduto e ne viene richiesta la tempestiva sostituzione.
Funge
da segretario un funzionario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.».
Art.
4
Attivita' di studio,
ricerca e sperimentazione di prevenzione incendi
1.
L'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577,
e' sostituito dal seguente: «Art. 12. Attivita' di studio, ricerca e sperimentazione
di prevenzione incendi 1. Il Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico
e della difesa civile, attraverso la competente Direzione centrale, cura la promozione
e l'attuazione degli studi, della ricerca, della sperimentazione e della normazione
nel settore della prevenzione incendi, ivi compresa la cooperazione con altri
istituti, enti, aziende, anche di rilievo internazionale, che operano nel settore
della ricerca. La Direzione centrale competente adotta, per le predette finalita',
specifici programmi annuali e pluriennali sottoposti all'ispettore generale capo
del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
2. Le attivita' di studio, ricerca
e sperimentazione promosse dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso
pubblico e della difesa civile concorrono a fornire elementi tecnico-scientifici
da porsi a base dei fondamenti attuativi della prevenzione incendi, relativamente
alla sicurezza delle opere, dei prodotti, dei macchinari, degli impianti, delle
attrezzature e dei luoghi di lavoro, in armonia con le disposizioni comunitarie.».
Art.
5
Certificato di prevenzione
incendi
1. L'articolo 17
del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, e' sostituito
dal seguente: «Art. 17. Certificato di prevenzione incendi 1. Il certificato di
prevenzione incendi attesta il rispetto delle prescrizioni previste dalla normativa
di prevenzione degli incendi e la sussistenza dei requisiti di sicurezza antincendio
richiesti.
2. Il certificato di cui al comma 1 e' rilasciato a conclusione
del procedimento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio
1998, n. 37, e alle altre disposizioni vigenti, fermo restando quanto previsto
dalle prescrizioni in materia di prevenzione incendi a carico dei soggetti responsabili
delle attivita' ed a carico dei soggetti responsabili dei progetti e della documentazione
tecnica richiesta.».
Art.
6
Invarianza degli oneri
1.
L'attuazione del presente regolamento non puo' comportare in ogni caso oneri aggiuntivi
a carico del bilancio dello Stato.
Il presente decreto, munito del sigillo
dello Stato, sara' inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana.
E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e farlo
osservare.
Dato a Roma, addi'
10 giugno 2004
CIAMPI
Berlusconi,
Presidente del Consiglio dei Ministri
Pisanu, Ministro dell'interno
Maroni,
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
Visto,
il Guardasigilli: Castelli
Registrato
alla Corte dei conti il 22 luglio 2004
Ministeri istituzionali, registro n.
8, foglio n. 256
CIRCOLARE 7 ottobre
1982, n.46
D.P.R. 29 luglio 1982,
n. 577 Approvazione del regolamento concernente l'espletamento dei servizi
di prevenzione e di vigilanza antincendi - Indicazioni applicative delle
norme.
1) Generalita'
Il
D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577, pubblicato sulla G.U. n. 229 del 20 agosto 1982
a conclusione di un iter che ha richiesto, dopo la elaborazione del testo da parte
di un'apposita Commissione nominata dall'Amministrazione, il parere della Camera
dei Deputati e del Senato, il parere del Consiglio di Stato, l'approvazione del
Consiglio dei Ministri e la registrazione della Corte dei Conti, provvede a regolamentare
il servizio di prevenzione incendi con disposizioni particolari compatibili con
le norme di legge già esistenti le quali, sorte in tempi via via successivi, non
davano indicazioni complete per lo svolgimento del servizio.
Le disposizioni
di tale D.P.R. colmano l'area precedentemente non coperta ed hanno il fine di
creare un tessuto di indicazioni in grado di definire:
- i significati e le
procedure del servizio di prevenzione incendi con gli obiettivi primari e secondari
di tale attività;
- le connessioni e le procedure di collegamento con i vari
organismi istituzionali del Paese aventi finalità affini alla prevenzione incendi;
-
i collegamenti ed i riferimenti con analoghe attività di prevenzione incendi svolte
in ambito CEE e in campo internazionale;
- le esigenze di formazione, di ricerca,
di studio, di sperimentazione ed i relativi modi di attuazione;
- le esigenze
di partecipazione, a livello centrale e periferico, di rappresentare espressione
di altri organismi idonei a portare contributi di interdisciplinarietà e di esigenze
particolari in alcune fasi dell'attività di prevenzione incendi;
- l'articolazione
delle competenze e delle responsabilità in sede centrale e in sede periferica
includendo sia gli operatori del Corpo Nazionale VV.F. che gli operatori esterni;
-
gli aspetti di prevenzione incendi ed i correlati concetti di analisi di sicurezza
e di affidabilità per taluni impianti industriali di tipo complesso e a tecnologia
avanzata, in armonia anche alla recente direttiva CEE 24 giugno 1982, n. 82/501,
sui rischi di incidenti rilevanti;
- i principi tecnico-scientifici che costituiranno
la base per la elaborazione delle norme tecniche nonché la struttura
prevista per la elaborazione delle stesse con le procedure di emanazione;
-
le modalità ed i criteri attuativi per l'applicazione delle misure alternative
nei casi di oggettiva impossibilità di osservanza completa delle norme tecniche;
-
la tutela dell'interesse pubblico in caso di inosservanza delle disposizioni congiuntamente
alla tutela dell'interesse privato eventualmente leso dall'azione di prevenzione
incendi.
Come può notarsi, si tratta di un complesso di disposizioni che hanno
affrontato il problema della prevenzione incendi facendo riferimento all'attuale
ordinamento dello Stato, alle istanze di sicurezza contro i rischi della vita
civile, alle esigenze di certezza dei diritti e dei doveri per gli operatori,
alle esigenze di apertura e di confronto con le posizioni analoghe di organismi
qualificati in campo nazionale ed internazionale, alle necessità di formazione
e di informazione per incidere più efficacemente nel tessuto del Paese, alla giusta
responsabilizzazione da richiedersi agli operatori per corrispondere al principio
fondamentale che il servizio di prevenzione incendi costituisce un servizio di
interesse pubblico per il conseguimento di obiettivi di sicurezza della vita umana
e di tutela dei beni e dell'ambiente secondo criteri applicativi uniformi nel
territorio nazionale. E' in ragione di ciò, infatti, che viene esplicitamente
affermato, a conferma di più generiche e precedenti indicazioni, che il servizio
di prevenzione incendi costituisce compito istituzionale del Corpo Nazionale VV.F.
Esposte,
sia pure sommariamente, le motivazioni ed i significati caratterizzanti il nuovo
provvedimento di legge, é evidente che tali enunciazioni di legge postulano, innanzitutto,
la loro assimilazione da parte degli operatori e la sensibilizzazione necessaria
per adeguare la realtà precedente allo schema dei principi posti alla base del
D.P.R. n. 577. E' questo un obiettivo essenziale che dovrà essere conseguito,
pur nella logica gradualità della trasformazione da compiere, passando all'attualità
concreta delle disposizioni di legge del citato D.P.R.
A tale obiettivo, prestigioso
ma anche impegnativo, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco é rivolto con tutta
la sua organizzazione articolata nell'intero territorio nazionale.
Per conseguire
ciò é necessario mettere in moto alcuni meccanismi che, in via orientativa, possono
individuarsi nella esigenza di procedere a revisione organizzativa di varie modalità
di espletamento del servizio, nel rafforzamento della qualificazione tecnico-professionale,
nella razionalizzazione e nell'efficienza dei rapporti con gli operatori esterni
o con gli altri organismi aventi un determinato ruolo ai fini del servizio di
prevenzione incendi. In tal modo, infatti, sarà possibile dare alle popolazioni
una risposta coerente al disegno legislativo.
Le direttive sui vari aspetti
riguardanti la problematica complessiva di adeguamento del servizio di prevenzione
incendi alla nuova normativa del D.P.R. n. 577 saranno date di volta in volta,
tenendo conto delle condizioni reali esistenti.
Non v'è dubbio, però, che nel
frattempo, ed entro i limiti delle possibilità contingenti, i Comandanti debbano
curare, a norma di quanto previsto dall'art. 16 del citato D.P.R., di realizzare
il massimo adeguamento del servizio di prevenzione incendi in ambito provinciale
ispirandosi alla filosofia del D.P.R. stesso.
Gli Ispettori Regionali ed Interregionali,
a norma di quanto previsto dall'art. 19 del citato D.P.R., coordineranno l'attività
dei Comandi Provinciali al fine di fornire le indicazioni ed i suggerimenti utili
per affrontare, nella fase di adeguamento sopra indicata, i problemi connessi
con le innovazioni che l'applicazione del nuovo provvedimento legislativo comporta.
Ciò
premesso, si ritiene opportuno fornire alcuni chiarimenti di ordine procedurale
sugli articoli che prevedono specifici adempimenti da parte dei Comandi Provinciali.
2)
Attività dei Comandi Provinciali.
Rif.
Art. 13 - Il primo comma indica i criteri da seguire nell'esame dei progetti
effettuato dagli organi competenti del Corpo Nazionale VV.F. (Comandi Provinciali,
Ispettorati Regionali o Aeroportuali, Servizio Tecnico Centrale). Nei casi in
cui esistono le norme tecniche, l'esame dei progetti comporta la verifica della
rispondenza del progetto elaborato alle norme stesse; in caso di mancanza di norme
tecniche si deve far riferimento ai principi di base indicati all'art. 3 e si
deve tener conto delle esigenze funzionali e costruttive degli insediamenti, degli
impianti, ecc. Ciò può comportare la traslazione, al caso di specie, di soluzioni
tecniche applicate in casi analoghi purché sia fondata sulla riconosciuta similitudine
dei fattori di rischio e della adeguatezza delle misure antincendio.
Il secondo
comma, oltre a fissare un preciso termine per il parere richiesto, fa riferimento
alla data di presentazione della documentazione completa da allegare all'istanza
del privato. E' evidente che tanto più chiare e precise saranno le informazioni
di partenza sulle caratteristiche della documentazione da richiedersi al privato
e tanto più saranno evitate al pubblico le richieste di altri documenti fatte
in tempi successivi che comportano, tra l'altro, un maggior onere burocratico.
I
Comandi Provinciali, pertanto, sono invitati a curare la più efficace organizzazione
interna per facilitare la conoscenza, da parte del pubblico, degli adempimenti
ad esso spettanti.
Il terzo comma delinea il rapporto che i Comandi Provinciali
devono tenere con i Sindaci dei Comuni nel cui ambito é previsto il progetto di
un insediamento, di un impianto, ecc. - Tale rapporto si estrinseca nell'obbligo,
per il Comando Provinciale, di dare comunicazione ai Sindaci delle norme tecniche
di prevenzione, delle osservazioni generali formulate sui progetti, dei pareri
espressi in merito dai competenti organi del Corpo al fine di consentire ai Sindaci
stessi, gli atti da disporre nell'ambito della loro competenza. Ciò é ispirato
anche all'utilità, per l'operatore esterno, di mettere tempestivamente a conoscenza
il Sindaco delle osservazioni e delle prescrizioni antincendio evitando di apportare,
successivamente all'approvazione di un progetto da parte del Comune, modifiche
onerose determinanti ritardi dell'iter; con tale prassi, inoltre, si crea l'opportunità
di consentire al Comune di apportare, nelle specifiche regolamentazioni, gli adeguamenti
ritenuti utili.
Rif. Art. 14
- Per quanto riguarda le disposizioni contenute nell'art. 14 in merito alle visite
tecniche, con implicito richiamo ai concetti espressi nell'art. 1, risulta evidenziato
che, essendo la prevenzione incendi compito istituzionale del Corpo, fa obbligo
a tutto il personale di adempiere a tale compito.
Tale asserto comporta la
responsabilizzazione del personale anche in tale campo secondo un'adeguata graduazione
dell'impegno in relazione alle specifiche caratteristiche di professionalità.
I
Comandi, pertanto, sono invitati ad adottare nel loro ambito, tenendo conto delle
attuali possibilità, ogni iniziativa che sia rivolta alla più efficace organizzazione
del servizio di prevenzione incendi comprendendo in ciò le modalità di impiego
del personale e dei mezzi, le esigenze di prevenzione finalizzate allo specifico
argomento, i rapporti con il pubblico e con gli organi locali.
Ciò costituisce
una prima fase di adeguamento organizzativo in vista di pervenire a una più completa
definizione degli altri aspetti che interessano il servizio di prevenzione incendi.
Il
secondo comma definisce i vari tipi di accertamenti che possono essere effettuati
e le finalità connesse a tali accertamenti.
Per meglio orientare e precisare
il ruolo affidato alle visite sopralluogo, si chiarisce che, come é noto, non
sempre il campo di applicazione delle norme tecniche coincide con le disposizioni
legislative che impongono l'obbligo di richiedere il controllo ai fini del rilascio
del Certificato di prevenzione incendi.
In altri termini può verificarsi che
siano in vigore norme tecniche per impianti, attività, ecc., che non sono soggetti
al rilascio del C.P.I. (ad es.: centrali termiche con potenzialità al di sotto
di 100.000 Kcal/h, autorimesse inferiori a 9 automezzi, ecc.).
In tali casi
il Comando Provinciale, a seguito di visita sopralluogo, comunque effettuata,
nel confermare che l'impianto, l'attività, ecc. non é soggetto al rilascio del
C.P.I. deve indicare che, ad ogni buon fine, le norme tecniche in vigore devono
essere osservate sotto la responsabilità del titolare di cui trattasi.
Rif. Art. 15 - L'art. 15 del D.P.R.
stabilisce gli adempimenti che gli Enti e i privati sono tenuti ad osservare in
materia antincendi.
Per quanto riguarda le visite tecniche previste al punto
5), relative a visite di controllo per manifestazioni in locali o luoghi aperti
al pubblico, si fa presente che l'erogazione del servizio potrà essere effettuata
soltanto previa presentazione al Comando di regolare istanza, di attestato comprovante
l'avvenuto versamento, di idonea documentazione tecnico-illustrativa e delle eventuali
certificazioni attestanti particolari requisiti per impianti, materiali, strutture,
ecc., rilasciate da tecnici abilitati o da laboratori legalmente riconosciuti.
Le
istanze devono essere inoltrate con un congruo margine di tempo per la pianificazione
dei provvedimenti di competenza; le visite tecniche potranno avere luogo soltanto
dopo che tutti i lavori di allestimento siano stati completati e in tempo utile
per la notificazione alle Autorità competenti per l'adozione dei provvedimenti
conseguenti all'esito della verifica effettuata.
Di quanto sopra, è opportuno
darne comunicazione ai Prefetti ed ai Sindaci della Provincia.
I sopralluoghi
per il rilascio del C.P.I., la cui validità è limitata alla durata della manifestazione,
possono essere eseguiti contestualmente a quelli da effettuare in seno alle Commissioni
Provinciali di Vigilanza i cui pareri sono finalizzati a tutti gli aspetti della
sicurezza, mentre la competenza dei Comandi dei VV.F. è limitata all'aspetto della
sicurezza antincendi.
Il C.P.I. nello specifico settore, è pertanto un ulteriore
requisito, distinto dal verbale della Commissione Provinciale di Vigilanza, a
questo conseguente e riferito unicamente alla prevenzione incendi.
Rif.
Art. 16 - L'articolo fa cenno alla organizzazione interna dei Comandi finalizzata
al servizio di prevenzione incendi.
Da parte dell'Amministrazione è già in
atto una prima fase di sperimentazione sulla meccanizzazione di alcuni servizi
del Corpo tra i quali è compreso anche il servizio di prevenzione incendi.
Nella
prima fase di attuazione e in aggiunta a quanto già in precedenza indicato nei
commenti agli articoli 13, 14 e 15, i Comandi dei Vigili del Fuoco, sempre nei
limiti delle loro possibilità organizzative, dovrebbero procedere ad un completo
riesame di tutte le pratiche in giacenza al fine di eliminare quelle non più soggette
ai controlli, riclassificarle in base al nuovo D.M. 16 febbraio 1982, assegnando
a ciascuna la nuova periodicità di visita.
In tale opera di riclassificazione
dovrà ottenersi anche lo scopo di quantizzare le pratiche in trattazione presso
ciascun Comando per categoria di appartenenza secondo il numero d'ordine di cui
al citato D.M. 16 febbraio 1982. A tal fine si ritiene opportuno suggerire il
metodo di compilare un insieme di schede per ogni categoria di attività secondo
il proprio numero d'ordine (ad es. n. 88: Locali adibiti a deposito di merci
e materiali vari con superficie lorda superiore a 1.000 mq) e in tali schede
riportare la quantità di pratiche in trattazione che può, ovviamente, variare
nel tempo. Ciò anche al fine di facilitare i successivi sviluppi del lavoro di
meccanizzazione.
L'ultimo comma dell'art. 16 precisa inoltre che, quando dai
sopralluoghi effettuati dai Comandi Provinciali VV.F. venga rilevata la inosservanza
delle prescrizioni impartite o la variazione delle condizioni di sicurezza, corre
l'obbligo di dare comunicazioni al riguardo alle Autorità Comunali e alle altre
Autorità per i provvedimenti di competenza. Giova al riguardo puntualizzare che
le Autorità cui si riferisce il predetto comma sono quelle previste dalle disposizioni
di legge vigenti (Prefetto, Sindaco, Autorità Giudiziaria).
A titolo di orientamento
si rammenta che su tali aspetti furono fornite informazioni basate su un parere
del Consiglio di Stato.
Per consentire l'obiettivo della uniformità di cui
all'art. 1 saranno dati successivamente ulteriori chiarimenti e suggeriti criteri
applicativi anche sulla base del contesto delle nuove norme contenute nel D.P.R.
29 luglio 1982, n. 577.
Rif.
Art. 17 - L'articolo evidenzia che il C.P.I. é un atto esclusivamente tecnico
che può essere rilasciato soltanto per le attività riscontrate in regola con le
vigenti norme o criteri di sicurezza ai fini della prevenzione incendi.
Ovviamente
l'Autorità competente in tal caso citata é l'Autorità cui la legge demanda la
sicurezza antincendi, vale a dire il Ministero dell'Interno, gli Ispettorati Regionali
ed Interregionali VV.F. ed i Comandi Provinciali VV.F.
Ciò coincide peraltro
con l'individuazione dell'Autorità competente fatta nell'art. 650 del Codice Penale.
Rif. Art. 18 - L'articolo 18 sancisce
la possibilità di acquisire certificazioni da parte di professionisti abilitati
o da laboratori legalmente riconosciuti. Dette certificazioni, acquisite agli
atti, formeranno parte integrante della documentazione relativa all'attività sottoposta
a controllo e potranno riguardare la conformità di apparecchiature, impianti,
strutture, ecc., alle disposizioni di legge o di norme antincendi.
Tali certificazioni,
come è noto, furono introdotte nella normale prassi fino ad ora seguita con la
Circolare n. 15 del 7 febbraio 1961 dove furono anche indicate le motivazioni
di sostegno alle quali pertanto si fa rinvio.
Il verbale di visita, cui si
fa riferimento al secondo comma, di massima deve contenere: la ragione sociale
della ditta, il tipo di attività, il numero degli addetti, le generalità della
persona presente all'ispezione, le generalità del funzionario tecnico del Comando
Provinciale che ha eseguito l'ispezione, le eventuali difformità riscontrate,
le eventuali violazioni a norme di legge, la eventuale non esecuzione di prescrizioni
impartite, il parere circa l'esercizio dell'attività, come si può evidenziare
dal modello allegato.
L'ultimo comma dell'art. 18, infine, formalizza una prassi
già in molti casi adottata a vantaggio dell'operatore in quanto consente allo
stesso di avere quelle indicazioni di base che permettono di elaborare progetti
di sistemazione più conformi alle norme di sicurezza antincendi evitando rifacimenti
onerosi di progetti altrimenti approntati in maniera non conforme ai fondamentali
princìpi di sicurezza. Tutto ciò è ottenibile mediante colloqui informativi tra
gli operatori ed i funzionari del Comando.
Rif.
Art. 21 - Per quanto concerne le richieste di deroga, da effettuarsi nei casi
stabiliti, si fa presente che é necessario che il Comando unisca all'istanza la
propria relazione e che tutte le istanze vengano inviate, in almeno due copie
agli Ispettori Regionali; questi provvederanno ad esprimere, a loro volta, il
proprio parere prima di trasmetterle ai competenti organi centrali.
Per rendere
ciò conforme alla legge i Comandi VV.F. devono evidenziare le carenze rispetto
alle norme tecniche o ai criteri generali ed illustrare l'efficacia delle soluzioni
alternative proposte per controbilanciare la carenza o le carenze riscontrabili.
Gli
Ispettori Regionali, esaminata la richiesta del privato, la documentazione tecnica
allegata, la relazione del Comando, esprimeranno il parere di competenza necessario
per le determinazioni del Comitato Centrale tecnico-scientifico.
L'ultimo comma
intende precisare che, per quanto concerne le attività contemplate nel D.M. 31
luglio 1934 (Depositi ed impianti di olii minerali e loro derivati - Autorimesse),
l'organo consultivo preposto resta la Commissione Consultiva per le sostanze esplosive
ed infiammabili a cui pertanto vanno indirizzate, da parte degli Ispettori Regionali,
le istanze di deroga.
Rif.
Art. 22 - L'articolo 22 esplicita il concetto che le norme tecniche antincendi
attualmente in vigore hanno valore di legge; per tener conto del nuovo elenco
delle attività soggette di cui al D.M. 16 febbraio 1982, sarà fornita successivamente
l'indicazione delle norme tecniche da considerarsi in vigore. Di ciò è opportuno
dare notizia alle Autorità Comunali secondo i chiarimenti relativi agli articoli
precedenti.
Per completezza, saranno precisate alle Autorità Comunali anche
le attività che devono essere controllate dai Vigili del Fuoco ai fini del rilascio
del Certificato di Prevenzione Incendi.
CIRCOLARE
20 novembre 1982, n.52
Decreto
Ministeriale 16 febbraio 1982 e D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 - Chiarimenti
Come è noto il D.M.
16 febbraio 1982 e il D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577, cui hanno fatto seguito le
Circolari n. 25 MI.SA (82) 9 del 2 giugno 1982 e n. 46 MI.SA (82) 15 del 7 ottobre
1982 hanno introdotto sensibili variazioni, sia di natura tecnica che procedurale,
al servizio di prevenzione incendi.
Durante il primo periodo di applicazione
delle suddette disposizioni sono emerse alcune difficoltà di carattere interpretativo
rappresentate, con appositi quesiti, a questo Ministero.
Si ritiene pertanto
necessario, per uniformità di indirizzo, fornire i seguenti chiarimenti relativi
ad alcuni punti delle disposizioni emanate.
1.0
- Punto da chiarire
D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577 - Art. 15, punto 5)
che recita: "Le visite di controllo al fine del rilascio del certificato di prevenzione
incendi per manifestazioni di qualsiasi genere da svolgersi in locali o luoghi
aperti al pubblico, sprovvisti di tale certificato ...".
1.1
- Chiarimento relativo
Ai fini dell'applicazione delle normative di
cui al punto 5) dell'art. 15, con la dizione "luogo aperto al pubblico" deve intendersi
"un delimitato spazio all'aperto, attrezzato per accogliere una qualsiasi manifestazione
e che contenga strutture e/o impianti e/o apparecchiature delle quali sia possibile
verificare il grado di rispondenza alle misure tecniche di sicurezza antincendi".
2.0
- Punto da chiarire
D.M. 16 febbraio 1982 - penultimo comma, che recita:
Agli stabilimenti ed impianti che comprendono, come parti integranti del
proprio ciclo produttivo, più attività singolarmente soggette al controllo da
parte dei Comandi Provinciali dei vigili del fuoco, dovrà essere rilasciato un
unico Certificato di prevenzione incendi relativo a tutto il complesso
e con scadenza triennale.
2.1
- Chiarimento relativo
E' da ribadire, in proposito, quanto precisato
nella Circolare n. 25 MI.SA. (82) 9 del 2 giugno 1982 al punto 2): Criteri
applicativi tecnici in merito alla differenza intercorrente tra gli stabilimenti
o gli impianti industriali ed i complessi edilizi ad uso civile ai fini delle
modalità di rilascio dei Certificati di prevenzione incendi.
Infatti, agli
stabilimenti e agli impianti industriali che comprendono, come parti integranti
del proprio ciclo produttivo, più attività singolarmente soggette al controllo
da parte dei Comandi Provinciali dei vigili del fuoco, deve essere rilasciato
un unico Certificato di prevenzione incendi relativo a tutto il complesso
e con scadenza triennale.
Diversamente, per i complessi edilizi
ad uso civile includenti più attività distintamente indicate nel D.M. 16 febbraio
1982, possono considerarsi due casi:
a) complesso edilizio a gestione unica
nel quale coesistono più attività singolarmente soggette ai controlli di prevenzione
incendi ma che sono finalizzate interamente alla funzione del complesso edilizio
stesso (ad esempio ospedali includenti impianti di produzione di calore, depositi,
lavanderie, ecc.; alberghi includenti autorimesse, sale di riunioni, centrali
termiche, ecc.; locali di spettacolo e trattenimento includenti centrali termiche,
di condizionamento, ecc.); ad esso dovrà essere rilasciato un unico Certificato
di prevenzione incendi relativo a tutto il complesso, con la scadenza prevista
nel Decreto 16 febbraio 1982;
b) complesso edilizio polifunzionale a gestione
non unica nel quale coesistono più attività singolarmente autonome e soggette
ai controlli di prevenzione incendi e che non sono finalizzate a servizio esclusivo
del complesso edilizio stesso (ad esempio attività commerciali, locali di trattenimento
o spettacolo, scuole, ecc., ubicate nello stesso complesso edilizio).
In tali
casi dovrà essere rilasciato per ciascuna gestione delle attività soggette un
Certificato di prevenzione incendi con le relative scadenze previste nel Decreto
16 febbraio 1982.
3.0
- Punto da chiarire
D.M. 16 febbraio 1982 - quarto comma, che recita:
I responsabili delle attività soggette alle visite ed ai controlli di prevenzione
incendi di cui al presente Decreto hanno l'obbligo di richiedere il rinnovo del
Certificato di prevenzione incendi quando vi sono modifiche di lavorazione
o di struttura, nei casi di nuova destinazione dei locali o di variazioni qualitative
o quantitative delle sostanze pericolose esistenti negli stabilimenti o depositi,
e ogniqualvolta vengano a mutare le condizioni di sicurezza precedentemente accertate,
indipendentemente dalla data di scadenza dei Certificati già rilasciati.
3.1
- Chiarimento relativo
Per gli stabilimenti e per gli impianti industriali
che comprendono, come parti integranti del proprio ciclo produttivo, più attività
singolarmente soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, nel ribadire quanto
specificato al punto 2.1 secondo comma, si precisa che deve essere richiesto,
nei casi previsti al punto 3.0 sopra indicato, il rinnovo del Certificato di prevenzione
incendi per tutto il complesso industriale.
Tuttavia il preesistente Certificato,
nel quale risultano specificate le varie lavorazioni, le sostanze impiegate, i
mezzi antincendio, ecc., deve ritenersi valido per tutte le parti degli stabilimenti
o degli impianti che non hanno subìto modificazioni, fino a quando esso non sarà
sostituito dal nuovo documento.
In casi del genere le aziende, nel richiedere
ai Comandi Provinciali VV.F. il rinnovo del Certificato di prevenzione incendi,
devono presentare per l'esame dei progetti e le visite di controllo la documentazione
relativa alle parti interessate a modifiche (art. 15 del D.P.R. 29 luglio 1982,
n. 577), ferma restando l'eventuale facoltà dei Comandi stessi di verificare globalmente
tutto il complesso industriale.
4.0
- Punto da chiarire
D.M. 16 febbraio 1982 - punto 83), che recita: "Locali
di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a 100 posti".
4.1
- Chiarimento relativo
Per spettacoli e/o trattenimenti possono intendersi
tutti quei divertimenti, distrazioni, amenità intenzionalmente offerti al pubblico,
in rapporto ai quali si prospetta l'esigenza che la potestà tutrice della pubblica
autorità intervenga per garantire l'incolumità pubblica, l'ordine, la moralità
e il buon costume (artt. 70, 80 T.U. delle leggi di P.S.)
La differenza tra
"spettacoli" e "trattenimenti" consiste sostanzialmente nel fatto che gli spettacoli
sono divertimenti cui il pubblico assiste in forma più passiva (cinema, teatro,
ecc.), mentre i trattenimenti sono divertimenti cui il pubblico partecipa più
attivamente (feste da ballo, giostre, baracconi di tiro a segno, ecc.)
Qualora
dette attività siano state già sottoposte in precedenza ai controlli da parte
delle Commissioni Provinciali di Vigilanza ed abbiano ottenuto regolare agibilità
ma che non abbiano subito trasformazioni o modifiche, i verbali di visita e gli
elaborati grafici da acquisire da parte dei Comandi Provinciali VV.F possono essere
gli stessi già in possesso delle segreterie delle Commissioni Provinciali medesime.
Tali documentazioni sono pertanto da ritenersi valide agli effetti della richiesta
per il rilascio del Certificato di prevenzione incendi.
Le eventuali certificazioni
previste dall'art. 18 del D.P.R. 29 luglio 1982, n. 577, potranno, invece, essere
acquisite direttamente dai Comandi per il rilascio del Certificato di prevenzione
incendi stesso.
Si conferma che i sopralluoghi per il rilascio del predetto
Certificato di prevenzione incendi possono essere eseguiti contestualmente a quelli
da effettuare in seno alle Commissioni Provinciali di Vigilanza.
5.0
- Punto da chiarire
D.M. 16 febbraio 1982 - punto 91) che recita: Impianti
per la produzione di calore alimentati a combustibile solido, liquido o gassoso
con potenzialità superiore a 100.000 Kcal/h.
5.1
- Chiarimento relativo
Si precisa che con la dizione Impianto
per la produzione di calore deve intendersi una installazione composta da
una parte destinata al processo di combustione nonché da una parte destinata al
combustibile di alimentazione, secondo la terminologia e i concetti contenuti
agli artt. 3 e 4 del D.P.R. n. 1391 del 22 dicembre 1970 (Regolamento per l'esecuzione
della Legge antismog 615/66 relativamente al settore degli impianti termici).
Pertanto,
per gli impianti alimentati con combustibili liquidi comprendenti locali di produzione
del calore e serbatoio deve essere rilasciato, con riferimento anche alla prassi
precedente, un unico Certificato di prevenzione incendi sempreché la potenzialità
dell'impianto sia superiore a 100.000 Kcal/h. Non sono, invece, soggetti al rilascio
di detto Certificato di prevenzione incendi gli impianti di potenzialità inferiore
alle 100.000 Kcal/h qualunque sia la capacità del relativo serbatoio. Qualora
per gli impianti aventi potenzialità inferiore a 100.000 Kcal/h sia richiesto
un controllo ai fini della prevenzione incendi, dovrà essere precisato che le
norme tecniche in vigore devono essere osservate, sotto la responsabilità del
titolare dell'attività, sia per il serbatoio che per il generatore di calore,
come, peraltro, indicato nella Circolare n. 46 MI.SA. (82) 15 del 7 ottobre 1982.
Restano
valide le disposizioni relative alle autorizzazioni amministrative (Decreti di
concessione) per i depositi di olii minerali ai sensi delle leggi vigenti.
Per
gli impianti termici alimentati con combustibili solidi in attesa della emanazione
dell'apposita normativa secondo le modalità previste dal D.P.R. 29 luglio 1982,
n. 577, potranno essere applicati criteri di sicurezza analoghi a quelli previsti
per gli impianti alimentati a combustibili liquido (Circolare n. 73 del 29 luglio
1971) per quanto concerne l'ubicazione, le caratteristiche costruttive, le dimensioni,
gli accessi e le comunicazioni, le aperture di ventilazione.
Restano inoltre
valide e applicabili le norme contenute nella Legge antismog n. 615/66
per gli impianti esistenti alla data dell'8 luglio 1968 i cui locali devono essere
adeguati soltanto in occasione di trasformazioni, di ampliamenti o di rifacimenti
dei fabbricati o degli impianti (tabella annessa al Capo V del D.P.R. 24 ottobre
1967, n. 1288 valida ai sensi di quanto previsto al punto 17.1 del D.P.R. 22 dicembre
1970, n. 1391). In tali casi è pertanto consentita la coesistenza del deposito
del combustibile solido nel locale del focolare con gli opportuni accorgimenti.
6.0
- Punto da chiarire
A causa della emanazione in tempi diversi delle
norme di prevenzione incendi, la prescrizione sulla resistenza al fuoco
non sempre è stata data con terminologia appropriata ed uniforme, generando dubbi
in sede di applicazione.
6.1
- Chiarimento relativo
Si precisa, per uniformità di applicazione, che
il significato di resistenza al fuoco è espresso dal tempo durante
il quale un elemento da costruzione (componente o struttura) conserva i seguenti
requisiti:
I) stabilità meccanica (simbolo R);
II) tenuta alle fiamme, ai
fumi e ai gas (simbolo E);
III) isolamento termico (simbolo I).
Tali
requisiti sono valutati secondo le modalità di prova stabilite nella Circolare
n. 91 del 14 settembre 1961 prescindendo dal tipo di materiale costituente l'elemento
da costruzione stesso (calcestruzzo, laterizi, acciaio, legno massiccio, legno
lamellare, elementi compositi).
In relazione all'obiettivo di resistenza
al fuoco da conseguire nelle varie applicazioni di prevenzione incendi e
secondo criteri definiti in sede C.E.E., un elemento da costruzione può presentare
un variabile livello di resistenza al fuoco derivante dall'aggregazione diversa
dei suddetti requisiti e cioé REI, RE, R.
Ovviamente il livello di resistenza al fuoco da richiedere deve essere spedificato,
per i vari casi di specie, nelle relative norme tecniche.